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Ho conosciuto pochissimo la nonna materna – Concetta – perche’ lei mori a 52 anni, quando io ne avevo solo sei. Un po’ di lei me lo restituiscono le fotografie color seppia che sono rimaste in giro nelle cornici di famiglia, ma moltissimo di lei, invece, mi e’ giunto attraverso i racconti della mamma. Figlia di allevatori e contadini aveva incontrato e sposato il nonno Vito da giovanissima. La sua caratteristica principale era la riservatezza, fatta di quel silenzio calmo e di una profonda religiosita’ che sanno essere la base di un carattere forte ,contrariamente all’apparenza.E non potrebbe essere stato altrimenti per una donna che, a 27 anni, aveva guidato i suoi tre figli piccoli attraverso la guerra, con un marito prigioniero da qualche parte in Africa e senza alcun aiuto ne’ morale ne’ materiale dai facoltosi parenti, peraltro mai domandato. Quando chiedevo alla mamma degli anni della guerra, lei mi diceva che la nonna preferiva non prendere il pane razionato ogni giorno per poter avere un po’ di farina in piu’ al sabato e con questa impastare la pasta per la domenica, dando ai suoi bambini una parvenza di pasto festivo; cosi come ogni pomeriggio mandava tutti a letto verso le 16 cosi che nessuno avrebbe avuto appetito per una cena inesistente. Insieme ai suoi figli piccoli – e pregando con loro a voce alta – ha spalato montagne di cenere dal tetto della casa, in seguito alla eruzione del Vesuvio del 1943, mentre dal cielo cadevano  bombe di ogni tipo; ha rifiutato di andare nei rifugi antiaerei sostenendo che se suo marito moriva al fronte per la Patria, altrettanto avrebbero fatto lei e i figli stando a casa; si lascio’ crescere i capelli fino al pavimento come voto per il ritorno del nonno dalla prigionia e li taglio’ solo quando il nonno Vito torno’ a casa.

Questa era la nonna Concetta. La ricordo seduta dietro i vetri del balcone, ogni tanto alzava lo sguardo austero  dai suoi ricami e contemplava il suo piccolo mondo sopravvissuto. Non l’ho mai vista sorridere, ma oggi so che ha combattutto fieramente per tre anni con il cancro che ce l’ha portata via. Ricordo i suoi abiti grigi, le tovaglie a quadretti sulla tavola, la borsa del pane che odorava di buono, i profumi di verdure e di pesce. La sua carezza sui capelli.

Cucinava benissimo pietanze molto semplici che ho fatto in tempo ad assaggiare. Fagioli e scarole e’ una di queste e sono stata contenta di scoprire che – oltre a mamma e le zie – anche le nuove generazioni della famiglia continuano a cucinarla, onorando cosi una donna silenziosa,forte e combattiva il cui esempio concreto di vita reale e’ ancora presente.

FAGIOLI E SCAROLE

500 gr di fagioli borlotti lessati – 3 o 4 cespi di scarola – 3 spicchi di aglio – 5 cucchiai di olio di oliva – peperoncino – sale

Pulite e lavate bene, in molte acque, le scarole. Mettete al fuoco una pentola con abbondante acqua salata e quando bolle immergetevi le scarole facendole cuocere per 5-7 minuti. Scolatele e ponetele da parte.Passate un terzo dei fagioli ottenendo un pure’. In un’altra pentola mettete l’olio di oliva, gli spicchi di aglio e il peperoncino e fate soffriggere lentamente. Aggiungete poi le scarole e cuocete per qualche minuto. Unite i fagioli, il pure’ di fagioli e regolate di sale. Terminare la cottura per altri 15 minuti , girando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Servire caldo con ( se possibile) del pane casereccio.

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My maternal grandmother (Concetta) died at 52, when I was only 6. I knew her very little and, besides the pictures of her, I could learn about her from my mother’ stories of the family. Grandma was the daughter of farmers and she had met and married Grandpa Vito when she was very young. The main trait of her personality was a calm silence and a strong religious belief which were the basis of the strenght that helped her to pass through WWII with 3 small children, a husband prisoner of war in Africa and no help from anybody. When I asked Mom about the times of WWII, she used to tell me thet Grandma never took the rationed bread during the week to be able to obtain some flour on Saturdays and make pasta on Sundays for her children. Every afternoon she would send everybody to bed by 4pm because she didn’t have any dinner to give them and hoping that they weren’t hungry in the sleep. While bombs fell from the sky she and the children would also be cleaning – while praying – the roof of the house from the ashes of the mount Vesuvius eruption in 1943.She refused to go in to shelters affirming that if her husband was going to die in war so would do also his family at home. She had her hair grow to the floor with the promise of cutting them only if and when Grandpa would come back safe and sound from prison camp.

This was my Grandma Concetta. I remember her seated behind the window, every once in a while she would raise her eyes from her embroidery and look around contemplating her little world that had survived the war.I never saw her smile, but today I know she was fighting another enemy, that breast cancer that would eventually take her. I remember her grey dresses, the checkered tablecloths, the bread bag which smelled of goodness, the aromas of vegetables or fishes. Her caress on my head.

She cooked simple dishes  very well. Beans and escarole is one of them. And I am glad that also the new generations of my family cook this recipe, honoring a woman that has been strong and whose example is still with us.

BEANS AND ESCAROLE

1 1/4 lb of red beans already cooked – 3 or 4 escaroles – 3 cloves of garlic – 5 tbsp of olive oil – crushed red pepper – salt

Trim off hard leaves of escarole and clean, in many waters, all the other leaves. Bring to a boil a pot with water and salt then add the escarole and cook them for 5-7 minutes. Drain and put aside. Pass through a foodmill 1/3 of the beans and put aside. In a large pot put the olive oil, the garlic and the red pepper and when it starts to fry add the escarole. Cook for few minutes then add beans and cream of beans and salt. Finish cooking for at least 15 minutes stirring a couple of times with a wooden spoon. Serve hot with a good bread.

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