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Adoro questa fotografia.Ogni volta che la guardo ho la sensazione di fare un viaggio nel tempo e riuscire a cogliere il senso degli anni ’50: il soggetto è una delle due sorelle di papà ma è l’insieme totale dell’immagine che sa parlare al cuore di tutto ciò che non si scorge. Io vedo una persona giovane – la zia Marisa doveva avere intorno ai 18 anni in questo ritratto – che ha alle spalle i tempi bui e incerti della guerra ma che guarda al suo futuro – che appare chiaro e luminoso – con la speranza e con i sogni della gioventù che nessuna catastrofe è in grado di spegnere.

Quanto di questa mia interpretazione di una foto si sia avverato per la zia Marisa, non saprei dirlo. So che è stata sposa ed è madre di tre splendidi figli, nonchè nonna di tre altrettanto splendidi nipoti; so che mi è stata sempre cara come una mamma – infatti è la mia madrina di Cresima, e so che ad ogni caduta che la vita le ha riservato ha sempre contrapposto la volontà e la tenacia di rialzarsi per continuare. Con gli anni, comincia a somigliare sempre di più a papà e al nonno Salvatore e con entrambi condivideva il carattere diretto e senza fronzoli insieme a quel pizzico di filosofia spicciola che ti aiuta a vivere ma che , a scuola – con sorpresa -, ho ritrovato alla base dei grandi teoremi esistenziali.

Non credo di averle mai detto quanto è stata capace di insegnarmi con il suo esempio di vita, come ha sempre rappresentato un modello da emulare, nè tantomeno quanto le voglio bene. Ma si sa che, talvolta, le cose più semplici e più belle da dire le facciamo diventare difficili da esprimere o le riteniamo sottintese.Non dovrebbe mai essere così: l’amore, di qualunque tipo, non dovrebbe mai restare inespresso. Per questa ragione faccio ammenda e invio alla zia Marisa un bacio da queste pagine pubbliche, a riscatto del mio silenzio circa l’affetto profondo che ho per lei e a conferma della mia ammirazione per una donna molto speciale.

L’omaggio gastronomico che desidero dedicarle sono quei “famosi” (in famiglia) carciofi indorati e fritti che lei sa preparare in modo eccezionale e che mi ha insegnato a cucinare, con la sua consueta generosità.

CARCIOFI FRITTI     ( 4 persone )

8 carciofi – 4 uova – 1 limone – 2 cucchiai di farina – sale e pepe – olio per friggere – 2 cucchiai di formaggio parmigiano e romano grattugiati

Pulite i carciofi scartando le foglie esterne e giungendo a quelle interne più tenere. Tagliate via la parte superiore del carciofo di uno o due centimetri. Aprite il carciofo a metà e pulite l’eventuale barba interna. Di ogni metà carciofo affettatela in due o tre pezzi. Mettete in acqua fredda addizionata di limone perchè i carciofi non diventino neri. Mettete a bollire una pentola con dell’acqua e sale e una scorza di limone. Quando l’acqua bolle versatevi i carciofi a fettine e fate cuocere per due o tre minuti. Scolate e fate raffreddare. In una terrina sbattete le uova con sale e pepe e i formaggi grattugiati.Ponete al fuoco una padella con olio per friggere e fatela scaldare bene. Mettete la farina in un piatto e passatevi le fettine di carciofo. Mettetele poi nell’uovo sbattuto in modo che si impregnino bene e poi passatele a friggere in una padella con olio bollente finchè non siano dorati. Adagiateli su carta assorbente e spolverizzate di sale e pepe secondo il vostro gusto. ( il mio consiglio, se vi piacciono i carciofi, è di raddoppiare le dosi… io non smetterei mai di mangiarne! )

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