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Scrivere il post che segue è stato difficilissimo ed ha richiesto un grande sforzo di volontà poichè ha significato scavare in una parte del cuore che è ancora ferita, ma l’ho fatto con lo scopo di onorare una persona per la cui descrizione non sono ancora state inventate le parole giuste.Dovrete accontentarvi di quelle che mi detta il cuore, mentre i suoi occhi sorridenti mi accompagnano ogni giorno dalla foto sul mio tavolo da lavoro…..

Zia Pina aveva intorno ai 18 anni quando sua madre – la mia nonna materna, Concetta – morì. Fu solo naturale che, in una situazione di tale fragilità e di grande dolore , ella si “aggrappasse” al fratello Sandro e alle due sorelle maggiori, mia madre Rita e la zia Sisina, per riuscire a superare quella fase così criticamente triste conseguente la morte di un genitore; anche perchè, data la sua giovane età, era stata protetta dalla verità circa il reale stato della nonna. Giorno dopo giorno, tra la famiglia di sua sorella Sisina o di sua sorella Rita, la zia cominciò a diventare una sorta di tata d’eccezione: per Leopoldo prima – che è il maggiore dei cugini materni – poi per me e infine per Lucia, seconda figlia di zia Sisina e sorella di Leopoldo. Sia i miei cugini che io siamo rimasti legatissimi alla zia Pina, molto di più di quanto accada normalmente per la sorella minore della propria madre.Non l’ho mai, MAI!, sentita alzare la voce,dire male di qualcuno o qualcosa, opporre un qualsivoglia rifiuto ad una richiesta.Se voleste dare un volto alla dolcezza, un ritratto alla dignità o un’immagine alla sensibilità, dovreste usare i lineamenti della zia Pina che, pur nascondendo una forza silenziosa, disegnavano i contorni della bontà fatta persona.

E noi cugini eravamo i suoi “tre moschettieri” come ci chiamava con tenerezza mentre ci faceva diventare grandi…

 

Quando si innamorò, lo fece di un dirimpettaio di finestra, dolce e gentile, che la corteggiava discretamente dalla sua finestra a vetri grandi e che, come un cavaliere antico, chiese ad un’altra zia di fargliela incontrare.Si dice che talvolta i simili si incontrano.Mai detto fu più veritiero e, in questo caso, lo zio acquisito – Salvatore – divenne, nel cuore di noi tutti, tanto importante e caro quanto lo era la zia Pina.

Entrambi realisti e concreti,sapevano anche dare spazio ai sentimenti e alla giusta dose di dolcezza in quell’equilibrio che aiuta a vivere.Li ho sempre sentiti accanto, nei momenti spensierati ma soprattutto in quelli difficili, quando l’età ci collocava quasi ad essere come fratelli ma che i consigli, la cura e l’aiuto che mi donavano erano più quelli che si riservano ad una figlia.

 Insieme hanno avuto due splendidi figli. Il secondo l’ho visto nascere e rimane una delle esperienze più belle della mia vita, di quelle che ti fanno compiere passi enormi nella crescita personale.

Un destino malvagio,crudele e ancora inspiegabile ci ha portato via la zia Pina nel 2001, quando aveva da poco superato i 50 anni e sicuramente cullava ancora sogni e desideri da realizzare. Qualcuno ha detto che per essere stata una persona riservata e silenziosa ha lasciato un vuoto che urla ogni giorno. Per quanto mi riguarda, fa ancora troppo male per accettarlo con grazia, ma ad ogni momento sappiamo tutti di avere un angelo custode speciale, specialissimo!, anche se la cerchiamo e tentiamo di ritrovarla negli sguardi della piccola Giusy – la nipotina non conosciuta ma che , con la sua esistenza, ha iniziato un lavorio di guarigione.

Quando ho chiesto ai due figli della zia Pina – Nunzia e Ivano – quali fossero i piatti che la zia cucinava che più ricordassero, all’unisono e  a conferma del mio ricordo , la risposta è stata “gli gnocchi!”. La zia me li ha insegnati che ero ancora quasi bambina e perciò comincerò col trascrivere la ricetta degli gnocchi. Di tanto in tanto, seguiranno altre ricette della zia Pina, quale omaggio ad una donna meravigliosa e indimenticabile. 

GNOCCHI DI PATATE     ( 6-8  persone)

1 kg e mezzo di patate farinose – 500 gr di farina – 2 uova – sale

Lessate le patate, sbucciatele e passatele allo schiacciapatate disponendole su un piano di lavoro. Alle patate unite poco alla volta la farina,il sale e le uova. Attenzione che la quantità di farina potrebbe non essere precisa in quanto le patate ne possono assorbire di più o di meno. Dovrete ottenere un impasto morbido ma omogeneo e che non si rompe.Dividete il composto in pezzi e da ogni pezzo ottenete un rotolino dello spessore di un dito medio. Tagliate questo cannello a pezzetti e passate ogni pezzetto sul dorso di una forchetta, premendo leggermente con il dito. Disponete gli gnocchi su un piano infarinato. Mettete al fuoco una pentola con acqua abbondante salata e quando bolle gettatevi gli gnocchi. Questi andranno prima al fondo e poi piano piano verranno a galla. Quando vengono a galla sono cotti. Raccoglieteli con la mestola bucata e disponeteli in un piatto di servizio. Conditeli con salsa di pomodoro e formaggio, oppure con burro – salvia- parmigiano.

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