Tag

, , , , , , , , , , , , , , ,

 Di sicuro aveva sofferto molto durante i primi anni della sua vita quando, orfano di madre a pochi mesi, era stato affidato a zie e cugine per essere allevato.Vedeva suo padre raramente e aveva atteso undici anni prima che il nonno Salvatore si risposasse ed entrambi godessero nuovamente le gioie di una famiglia. Era cresciuto indossando quella falsa maschera di durezza di cui si adornano coloro ai quali la vita riserva un percorso ad ostacoli peggiore di altri.Quel tipico atteggiamento di chi cerca di nascondere il cuore generoso e altrettanto disponibile, la onestà intellettuale di chi crede che tutto il mondo sia, in fondo, buono, il velato ottimismo che nessuna sventura sa piegare. Quindici anni allo scoppio della seconda Guerra Mondiale, ne aveva venti quando si ritrovò nelle strade insieme a tanti ad accogliere le truppe alleate di liberazione per le quali creò un centro di ritrovo nel bar-pasticceria di famiglia dove imparò l’inglese e l’America dai discorsi di quei soldati.

 Conquistatore, donnaiuolo e……qualcos’altro, erano solo alcune delle nomee che si era guadagnato a causa della sua perenne ammirazione per l’altro sesso.Talvolta mi sono chiesta se questo suo “cercare le donne” non rapresentasse una maniera di colmare la mancanza della madre negli anni più importanti  e delicati della crescita, così come la gentilezza e l’estrema attenzione per l’universo femminile non siano forse stati il suo modo di omaggiare la mamma mai conosciuta. Comunque, al di là della psicanalisi spicciola, papà è sempre stato apprezzato dal gentil sesso per il suo senso dell’umorismo,la dialettica,l’eleganza di pensieri e di gesti e il profondo rispetto per le donne che riusciva a comunicare.

Si era fermato con gli studi all’ultimo anno di liceo classico, ma la sua cultura da autodidatta era sterminata e non esisteva nulla di cui non si interessasse e su cui non gli piacesse conversare.Diceva di non credere, ma leggeva sia la stampa cattolica che tutto il resto e,spesso,si ritrovava più con le “idee religiose” (come diceva lui) che con le opponenti. Non mi ha mai proibito di andare in chiesa e mi ha sempre spronato a formare le mie idee e le mie convinzioni solo dopo aver sperimentato ciò a cui mi avvicinavo:religione,politica e quant’altro.Era un filosofo mancato, anche se spesso imputava alla sfortuna alcune delle avversità della sua vita. Mi ha sempre insegnato a non giudicare mai, ma ,se mi trovo a doverlo fare, di farlo per quanto ascolto e mai per quanto vedo perchè, diceva, a volte gli occhi non riescono a cogliere la realtà. Soprattutto mi ha insegnato la verità:nei sentimenti,nei pensieri e nelle azioni.Nel viverli,interpretarli e condividerli, anche quando fa male. E il rispetto, per tutti e per tutto.

Incontrò la futura moglie – mia madre – durante la veglia funebre per la dipartita della sua nonna materna.Dai racconti ascoltati per anni fu una veglia interessante, velata certamente dal dispiacere per la scomparsa dell’ augusta signora,ma pervasa anche da una sottile allegria derivante da storie e racconti umoristici che aiutarono il trascorrere della notte. Papà e mamma si sposarono un paio d’anni dopo la veglia galeotta e contro il parere di quasi tutta la famiglia di mamma a cui proprio non piaceva l’aura di play-boy che lui si portava dietro.Io nacqui un anno dopo e sono rimasta figlia unica per un’altra di quelle scelte d’amore e di rispetto tipiche di mio padre e del suo carattere peculiare.Aveva, infatti, assistito al parto ed era rimasto impressionato dal dolore,la fatica e lo sforzo che una donna affronta per far nascere una creatura. Non criticava nè giudicava affatto chi decideva di avere più figli, ma si limitava ad affermare che non avrebbe mai più posto la mamma in una condizione di simile sofferenza, anche se la conseguenza era stata la gioia grandissima di avermi generata. E mantenne la sua parola.

Per tutta la sua vita ha coccolato me e la mamma con il suo particolarissimo modo di essere.Spesso senza un soldo, ma sempre ricchissimo di spirito,di umorismo e soprattutto di amore. Ghiottissimo di dolci, era anche un buongustaio che aveva imparato a cucinare molte cose. Ogni tanto vi proporrò qualcuna delle sue ricette per onorare un padre che non mi ha lasciato alcuna eredità monetaria o immobiliare, ma con il quale ho condiviso l’avventura della vita più incredibile e straordinaria che si possa immaginare,che mi ha arricchita più di quanto qualsiasi soldo avrebbe mai potuto fare. Sono quindici anni che papà  non c’è più “fisicamente” ma la sua essenza è radicata in me e non ha mai cessato di essere presente ad ogni istante. Era – ed è – il mio eroe…

E, visto che siamo in periodo di Carnevale, comincerò col darvi la sua ricetta delle chiacchiere ( o frappe ) così come era riuscito a perfezionarla. Tutta la famiglia non mancava mai di assaggiare le sue chiacchiere – nel senso di dolci e nel senso di parole…………..

CHIACCHIERE

300 gr farina – 100 gr burro – 2 uova – 50 gr zucchero – mezzo bicchiere vino bianco secco – un pizzico sale – olio per friggere (dovrebbe essere metà sugna e metà olio, ma solo olio va benissimo) – zucchero a velo vanigliato

Mettete la farina a fontana su un piano di lavoro.Nel mezzo mettete le uova,il burro morbido,il sale,lo zucchero e il vino bianco. Lavorate bene l’impasto finchè sia bello consistente ma non duro. Fate riposare per almeno un’ora. Dopo di che tagliatene dei pezzi e stendete ciascun pezzo con il matterello fino ad uno spessore di 3 o 4 millimetri. Con la rotellina dentellata tagliate dei nastri o dei rombi dalla pasta che farete friggere in olio bollente. Appena saranno dorati adagiateli sulla carta assorbente e poi metteteli nel piatto di servizio.Servite spolverati di zucchero a velo ( e ,se vi piace,anche di cannella in polvere).

Annunci