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Il giovanotto con gli occhiali che si vede a sinistra della foto in testa alla pagina di questo blog è lo zio Sandro, allora diciannovenne, unico figlio maschio dei nonni materni. Guardare questa foto dello zio mi fa pensare alle Università inglesi, a quegli studenti di inizio secolo scorso – così ben descritti dal film “L’attimo fuggente” e nel quale io ci vedevo lui – che, tra una lezione e un libro, sapevano trovare il tempo per la poesia e per la contemplazione del Creato.Attività, queste, alle quali lo zio Sandro deve aver dedicato qualche energia sicuramente e che avranno contribuito alla sua profondissima fede religiosa e a mascherare la sua introversione con una tollerante accettazione della vita, frutto di meditazione più che di casualità o rassegnazione.

Amato, protetto e curato fin da piccolo, fu affidato alle tre sorelle – mia madre e le zie Sisina e Pina – dalla nonna morente, per la sua giovane età e per i suoi studi di medicina a cui tenevano molto tutti quanti in famiglia. Ma il Signore ( la vita o il destino, che dir si voglia) aveva deciso altrimenti e lui, le sorelle,il padre e la fidanzata si ritrovarono catapultati in una realtà che lo vedeva protagonista, da paziente in guerra con il cancro, a pochissimo tempo dalla dipartita della nonna.Non deve essere stato facile mettere da parte sogni,speranze e desideri per ritrovarsi a combattere per sopravvivere ad una età in cui si costruisce il proprio futuro.Quello che è successo allo zio Sandro in quel periodo è stato il giro di boa, per noi cugini, per affrettarsi a crescere, per passare oltre le frivolezze seppur proprie della nostra età di allora, per scontrarsi a muso duro con la vita e i suoi percorsi.Il calvario ospedaliero e di malattia dello zio è durato tre lunghissimi anni ( e numerose operazioni chirurgiche) durante i quali noi piccoli vedevamo i nostri genitori con nessuna regolarità e spesso con gli occhi arrossati.Una cronaca di quel periodo richiederebbe volumi interi e non sarebbe esaustiva: sono stati anni durante i quali lo zio Sandro ha imparato il valore della vita e ce lo ha consegnato, giorno dopo giorno, attraverso quella pazienza che possiede ancora oggi e quegli sforzi di comprensione e di amore nei confronti di tutti.

Durante una delle sue numerose convalescenze, mi insegnò “A livella” di Totò (che, per chi non lo sapesse, è una poesia lunghissima che tratta di uguaglianza tra gli uomini con un approccio comico). Ancora oggi, dopo 45 anni (ne avevo 5 allora), la recito parola per parola. Naturalmente con una consapevolezza maggiore del suo significato, ma con un sentimento di affetto immutato che mi lega allo zio da allora………Zio Sandro ce l’ha fatta, come si può intuire, ma la sua vicenda personale ha coinvolto tutti quanti noi e, di sicuro, ci ha cambiati in qualche maniera.Dovette rinunciare alla sua laurea in medicina ma ne conseguì una in biologia, ha sposato quella fidanzata paziente e amabile – la zia Anna – che non lo ha mai lasciato solo un momento e che potrebbe dare lezioni di amore e dedizione incondizionati.

Insieme hanno avuto due bellissime figlie – Rossella (sposata a Francesco e mamma di Emanuele) e Simona, dai marcati lineamenti latini e di una bellezza da copertina.

Oggi lo zio è un attempato signore che si gode la pensione e gioca a fare il nonno.A volte mi domando se anche al suo nipotino fa la voce dell’orso Yoghi come faceva con noi da bambini.La zia continua ad amarlo e coccolarlo come ha sempre fatto, cucinandogli sempre quei buoni e sani piatti della tradizione napoletana a cui ha abituato anche noi e che, nell’ultima visita, anche la mia mamma ha “riconosciuto” ed apprezzato. Quella mia mamma dolcissima che ha completamente dimenticato chi sia io, ma che continua a ricordare e menzionare il nome “Sandro” e, di sicuro, a vederne il volto dietro quegli occhi perduti in un’altra dimensione.

Ad omaggio della zia Anna, vi propongo le fettuccine con il polpo che spero di rimangiare al più presto cucinate da lei.Anche se le mie non sono poi così male….

FETTUCCINE CON SALSA AL POLPO     (4 persone)

350 gr fettuccine – 1 polpo grande o 2 medi – 3 spicchi d’aglio – una manciata di prezzemolo tritato – peperoncino (a vostro gusto) – 500 gr passata di pomodoro – mezzo bicchiere olio d’oliva – una spruzzata di vino bianco – sale

Lavate e pulite bene il polpo (o fatelo fare al vostro pescivendolo di fiducia). In una pentola bassa mettete l’olio, gli spicchi d’aglio, il peperoncino e fate soffriggere finchè l’aglio sia dorato ma non bruciato. Aggiungete i pomodori e il vino bianco.Regolate di sale e fate cuocere per qualche minuto. Unite il polpo (o i polpi) e fate prendere il bollore. A questo punto abbassate la fiamma e coprite, facendo cuocere per almeno un paio d’ore. La salsa dovrà risultare ristretta e il polpo tenero alla forchetta. Cuocete in abbondante acqua salata le fettuccine e poi conditele con il sugo preparato e una spruzzata di prezzemolo, sormontando il piatto con un pezzo di polpo al sugo.

Ad alcune persone non piace il polpo, il mio consiglio e di provare questo piatto, magari utilizzando solo il sugo, perchè è una delle prelibatezze che si trovano sempre più raramente sie nelle case che al ristorante.

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