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Questa foto qui sopra è un po’ la metafora visiva di quando stiamo male… specie dentro, in quella parte di noi che non riusciamo a controllare.Ma sappiamo anche che, prima o poi, dopo la tempesta giunge l’arcobaleno e il sereno.

Nel rispetto di tutti coloro che si affacciano in questo spazio, e talvolta lasciano anche una parola, devo dire che non sto bene e che il mio arcobaleno, al momento, non riesco neppure a pensarlo. Mi sforzerò di ritornare a parlare di cucina, ricette e famiglia, ma immagino che ci vorrà ancora un po’ di tempo.

Nel frattempo, consentitemi di condividere con tutti voi qualche riga che ho stampato e appeso sul mio tavolo da lavoro e che leggo molte volte al giorno, trovando in queste parole un piccolo aiuto per continuare.

LA PASSIONE DELLE PAZIENZE

La passione, la nostra passione, sì, noi l’attendiamo.

Noi sappiamo che deve venire, e naturalmente intendiamo viverla con una certa grandezza. Il sacrificio di noi stessi: noi non aspettiamo altro che ne scocchi l’ora.

Come un ceppo nel fuoco, così noi sappiamo di dover essere consumati. Come un filo di lana tagliato dalle forbici, così noi dobbiamo essere separati. Come un giovane animale che viene sgozzato, così noi dobbiamo essere uccisi.

La passione, noi l’attendiamo. Noi l’attendiamo, ed essa non viene.

Vengono, invece, le pazienze. Le pazienze, queste briciole di passione, che hanno lo scopo di ucciderci lentamente per la Tua gloria, di ucciderci senza la nostra gloria.

Fin dal mattino esse vengono davanti a noi: sono i nostri nervi troppo scattanti o troppo lenti.

E’ l’autobus che passa affollato; il latte che trabocca…

Sono gli invitati che nostro marito porta a casa e quell’amico che, proprio lui!, non viene.

E’ il telefono che si scatena; quelli che noi amiamo e non ci amano più;

E’ la voglia di tacere e il dover parlare;

E’ la voglia di parlare e la necessità di tacere;

E’ voler uscire quando si è chiusi e rimanere in casa quando bisogna uscire;

E’ il marito al quale vorremmo appoggiarci che diventa il più fragile dei bambini;

E’ il disgusto della nostra parte quotidiana;

E’ il desiderio febbrile di tutto quanto non ci appartiene.

Così vengono le nostre pazienze, in ranghi serrati o in fila indiana, e dimenticano sempre di dirci che sono il martirio preparato per noi.

E noi le lasciamo passare con disprezzo, aspettando – per dare la nostra vita – un’occasione che ne valga la pena.

Perchè abbiamo dimenticato che come ci son rami che si distruggono col fuoco, così ci son tavole che i passi lentamente logorano e che cadono in fine segatura.

Perchè abbiamo dimenticato che se ci sono fili di lana tagliati netti dalle forbici, ci son fili di maglia che giorno per giorno si consumano sul dorso di quelli che l’indossano.

Ogni riscatto è un martirio, ma non ogni martirio è sanguinoso: ce ne sono di sgranati da un capo all’altro della vita.

E’ la passione delle pazienze.

( M. Delbrel, La gioia di credere, Gribaudi)

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