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Come si descrive la nostalgia? quali parole, aggettivi, verbi puoi usare per dire di quel languore che nasce alla luce di un pensiero, di un ricordo e, piano, si trasforma e ti invade il cuore con il suo calore? …come fai a toccare il vento?…

Cercavo, senza fortuna, delle carte dentro un mobile e mi sono ritrovata con un pezzetto della mia vita tra le mani e con i lucciconi dentro gli occhi:…….erano i primissimi giorni del 1967 e veleggiavo verso gli 8 anni. Anche se le condizioni economiche della famiglia non erano delle migliori, il Natale era trascorso con serenità, del resto,bastava poco per essere contenti… i racconti intorno al fuoco, le castagne arrostite sulla brace, una tribù di parenti che più degli altri periodi dell’anno si incontrava per la gioia di stare insieme. I regali, come a tutti i bambini napoletani, li avrebbe portati la Befana il 6 Gennaio, ma quell’anno, oltre ad essere consapevole che non potevo chiedere molto, ci si era messo anche un dispettoso cugino grande che mi aveva tolto la magia dell’attesa rivelandomi la vera identità della “Befana”. Durante le passeggiate con mio padre per la città – che ancora oggi mi mancano immensamente – evitavo accuratamente di dimostrare troppo entusiasmo per un qualsiasi giocattolo facendo la mia parte di brava bambina comprensiva, oggi grata a quei due splendidi genitori che mi hanno sempre trattata da individuo pensante e non solo da figlia unica da viziare. Dove non riuscii, però, a controllare il mio entusiasmo fu davanti alla vetrina di un libraio che aveva in bella mostra libri di favole con le figure che si rialzavano dalla pagina e che, con un gioco di levette e linguette di cartone, facevano alcuni movimenti predeterminati e sempre uguali. Ai ragazzi d’oggi sembrerà assurdo entusiasmarsi per una cosa così, ma immagino che la si possa paragonare alle 3D tanto di moda oggi.

Papà si accorse del mio favore verso quei libri ma rimase del tutto stupito quando io gli dissi. ” Ascolta, io lo so chi è la Befana ma non mi importa, se posso avere un paio di quei libri mi farebbe piacere trovarli la mattina dell’Epifania accanto al letto, come è stato sempre per tutte le altre cose”. Raramente ho visto gli occhi di papà tendere al lucido ma quello fu uno dei rarissimi momenti. Il 6 Gennaio, al mio risveglio, sul mio comodino c’erano quei due libri poggiati ad angolo e in mezzo ad essi caramelle e cioccolatini.

Scoprii solo molto tempo dopo – e per puro caso – il prezzo di quei libri. In moneta sarebbero state “solo” 2000 lire, ma in altra valuta erano invece state il costo delle scarpe nuove per la mamma che ne abbisognava. Forse è cominciato anche da questo episodio il mio amore sconfinato per i libri… non saprei dire… certo è che ritrovarmeli fra le mani mentre non ci pensavo ha rappresentato un bagno di malinconia e un ulteriore assaggio di quell’amore che la vita non è riuscita a portarsi via nè con la morte e nè con le malattie.

Come ritrovare un poco dell’incanto di quei tempi? Come fare omaggio a due genitori così?………solo nell’unica maniera che conosco, tra pentole e fornelli, zucchero e fragranze. Ho dimenticato che cosa cercavo dentro il mobile ed ho  preso il mio quaderno di ricette, spostandomi in cucina a macinare mandorle e a montare chiare per realizzare la torta caprese che tanto piaceva sia alla mamma che al papà.

 A proposito: i libri erano, anzi! sono,  Cenerentola e Biancaneve e i sette nani e sono qui, sopra il mio tavolo, mentre scrivo, a dirmi ancora che il bene non è quello materiale o la mancanza di difficoltà, non sono i problemi taciuti o le facciate da difendere… il bene, non significa risparmiare delusioni o evitare d’essere sinceri, anche con i figli…

Il bene, l’amore, non è mai la mèta, è sempre e soltanto il sentiero che scegliamo di percorrere per raggiungere la nostra destinazione…

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TORTA CAPRESE

400 gr mandorle pelate e tostate – 250 gr zucchero – 250 gr burro – 250 gr cioccolato fondente – 6 uova – 1 cucchiaino di vaniglia – un cucchiaino del vostro liquore preferito ( Strega, Grand Marnier……..)

Mettete le mandorle insieme a 4/5 cucchiai di zucchero nel frullatore e tritatele senza che esse diventino troppo fini o pastose. Tritate la cioccolata allo stesso modo (oppure scioglietela a calore lieve, ma non è proprio ortodosso).Sciogliete il burro a bagno maria. Sbattete i tuorli d’uovo con lo zucchero finchè essi siano cremosi e sbiancati, poi unite il liquore e mescolate ancora. Unite poi cioccolata e mandorle e, infine, vaniglia e burro sciolto, mescolando benissimo. Montate gli albumi a neve ferma e poi,mescolando dal basso verso l’alto, unite i due composti. Imburrate e foderate di carta forno una tortiera bassa e versatevi il composto livellandolo bene. Infornate a 170 gradi per almeno un’ora. (prova stecchino per la cottura). Fate raffreddare e servite spolverata di zucchero a velo.

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