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La domenica iniziava sempre con un profumo di ragù. Era una specie di “sveglia” gastronomica che annunciava il giorno di festa. Mentre noi restavamo accoccolati ancora a letto a godere del giustificato ozio e a sognare su un futuro prossimo  o lontano, le mamme erano in cucina da ore a tagliare, soffriggere e impastare, con quei gesti secolari , ma mai trascorsi, che traducono l’amore in bocconi prelibati.

Pur consapevole che i ricordi della giovinezza sono sempre i più belli, devo dire che non mi è più accaduto di provare la sensazione di felicità del risveglio domenicale di allora (perfino se era giornata di pioggia) e che aveva per tema di fondo soltanto la serenità di una vita normale e per filo conduttore una varietà di aromi e sapori che iniziavano a colazione. La mamma, tornando dalla prima Messa, aveva già acquistato il pane caldissimo dal fornaio e su cui adagiava qualche cucchiaio del pomodoro dolcissimo che, borbottando lentamente, stava diventando il capolavoro che è il ragù.

Noi avevamo la Messa dei giovani alle 11, l’oratorio, le conversazioni, i primi amori, le amicizie, le passeggiate e…..la gioventù, che vivevano di luce propria tra la colazione e il pranzo. Poi di corsa a casa dove nonni, zii e cugini affollavano la tavola della festa, conferendo all’abitudine del nutrirsi una valenza di riunione affettiva di sostegno che ci ha accompagnati tutti e la cui mancanza, forse, genera la deriva di valori che si perdono tra sabati notte di droga e alcool, disco e velocità, alla ricerca di un senso difficilissimo da ritrovare.

Voci e racconti si intrecciavano tra una forchettata di pasta e un sorso di “quello buono” e noi bambini avevamo diritto al premio festivo della gassosa che ci pareva molto più buona di quanto in realtà fosse. A seconda della stagione comparivano, a fine pasto, le pesche o le castagne al forno, e poi quei dolci comperati dal papà o dallo zio che facevano da preludio alla pennichella pomeridiana. E chi degli adulti non riposava, sintonizzava la radiolina sulle indimenticabili voci di Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Alfredo Provenzali e Roberto Bortoluzzi, per quelle partite di calcio che ti dovevi immaginare e la cui cronaca rappresentava la bravura incomparata che i giornalisti sportivi sapevano esprimere con la loro voce.

La sigla della trasmissione radiofonica “Tutto il calcio minuto per minuto” è stata per anni la colonna sonora della domenica pomeriggio italiana. Personalmente, l’ascolto delle sole primissime note ha da sempre rappresentato un ritorno alla mia giovinezza e, oggi, anche una sensazione di dolcissima nostalgia per il tempo trascorso e per le  persone la cui presenza sorridente ormai manca da un po’.

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La base per il ragù napoletano domenicale sono le braciole. In molte parti d’Italia, con questo termine, ci si riferisce a spesse bistecche con l’osso; a Napoli, invece, le braciole sono involtini sottili di manzo al cui interno sono racchiusi aromi semplici come l’aglio e il prezzemolo che, però, permettono al sugo di pomodoro di raggiungere risultati eccelsi per il palato.

Il ragù condisce i maccheroni, le braciole fanno da secondo piatto e la compagnia di chi ci vuole bene  piove come parmigiano sul pranzo della memoria…

IL RAGU ‘

1 kg di fettine sottili di manzo – 5 spicchi aglio – 5/6 gambi di prezzemolo – sale e pepe – 50 gr formaggio misto (romano e parmigiano) – 1 cipolla – 2 lt passata di pomodoro (possibilmente fatta in casa) – 5 cucchiai olio d’oliva – 1 bicchiere vino rosso

Tritate bene aglio e prezzemolo.Stendete le fettine di carne e su ciascuna di esse mettete sale e pepe a seconda del vostro gusto, poi mettete un pizzico di trito e spolverate con un poco dei formaggi. Chiudete ogni involtino e fermatelo con uno spiedino o con spago da cucina ( che toglierete prima di servirli, come da foto). Mettete l’olio in una pentola e unitevi la cipolla affettate fine, aggiungete gli involtini e fateli rosolare bene. Bagnate poi con il vino rosso e fatelo evaporare. Unite la passata di pomodoro e fate prendere il bollore al sugo. Dopodichè, abbassate la fiamma al minimo e cuocete per almeno 4-5 ore, scoperto, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.

Data la lunghezza del procedimento di cottura, non di rado il ragù viene cotto il sabato. E coloro attenti alla cultura napoletana, ricorderanno la commedia drammatica di Eduardo “Sabato,Domenica e Lunedì” che si impernia proprio intono alla cottura del ragù e al piccolo dramma familiare che si consuma in quei tre giorni.

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NOTA: Chi visita questo blog con costanza, si renderà conto che questa ricetta era già stata pubblicata. La verità è che sto facendo un lavoro di rielaborazione di alcuni post vecchi che meritano una descrizione migliore e ai quali desidero aggiungere altri elementi di presentazione e, forse, anche ricette diverse.

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