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Se non sapessi la sua data di nascita, l’impressione che ho di Giuseppe è quella di un gentiluomo dell’800, di quelli che al mattino indossavano camicie di seta con il colletto alto, cravatte a farfalla e prendevano bastone e cilindro per una passeggiata agli Champs Elysèe, in quella Parigi di fine secolo dove si modellavano grandi carriere politiche e si organizzavano battute di caccia e feste sontuose.

Giuseppe è il marito della mia amica (sorella) Diana. E’ un uomo di grande fascino, con un sorriso accattivante ed un carattere molto dolce. Fa il medico… anzi! no, Giuseppe  “è” un medico, con tutta la differenza abissale che esiste tra il fare ed essere qualcosa. Ha una laurea specialistica dettata anche dalla perdita prematura del suo papà che continua a ricordare quotidianamente recando ai suoi pazienti quella solidarietà umana e quella compenetrazione nelle vicende altrui che ci si aspetta da ogni medico. Sicuro, preciso e anche molto dedicato al campo in cui ha scelto di operare, non solo continua ad approfondire il suo sapere, ma possiede anche l’umiltà di condividere la sua perizia con coloro che fanno tutt’altro ma che spesso lo interrogano sulla sua vita professionale,che lui rende fruibile adoperando parole semplici anche per spiegazioni talvolta complicate.

Quando Giuseppe smette il càmice bianco ( ma succede mai? ) è una persona gioviale, di grande compagnia, interessante e buon conoscitore di cinema d’autore, di grandi libri e di ottima cucina, tradizionale ma senza disdegnare sortite in sapori internazionali ed esotici. Quando siamo insieme non manca mai di assaggiare (e di lodare) le mie creazioni, come per esempio i fusilli improvvisati, ed è sempre una gioia vederlo fare onore alla tavola e ai cibi che sia Diana che io prepariamo.

Vabbè!… è ora di smettere con le descrizioni e con quelli che lui chiamerà complimenti… ed è senz’altro tempo di passare in cucina…comunque, non prima di avere inviato ad entrambi un bacio da queste pagine pubbliche  e un grazie costante per la loro vicinanza e il loro affetto fraterno e sincero

Non esiste un piatto che rappresenti Giuseppe, così come è stato per altri personaggi della mia storia di vita, ma da lui ho imparato il gusto delle cose semplici   e per questa ragione ho inventato un primo piatto che gli dedico con tutto il cuore, in attesa dei commenti dopo l’assaggio che Diana non gli farà mancare……

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LINGUINE FINOCCHIO E VONGOLE   ( 4 )

350 gr linguine – 1 kg vongole o lupini – 1 finocchio grande – 2 spicchi aglio – 3 gambi prezzemolo – 1 cucchiaio burro – 1 cucchiaio farina – 5 cucchiai olio d’oliva – mezzo bicchiere vino bianco – un pizzico peperoncino – 4 pomodorini per decorazione

Per prima cosa pulite bene il finocchio, aprendolo con attenzione e riservando le metà esterne per servire la pietanza come da foto.

In una padella capiente mettete olio, aglio, un gambo di prezzemolo tritato e il peperoncino e fate dorare l’aglio. Poi unite le vongole (che avrete tenuto in acqua  e sale per qualche ora per pulirle) e il vino bianco e coprite con il coperchio in modo che le valve possano aprirsi ( 5-7 minuti). Spegnete il fuoco quando tutti i molluschi saranno aperti e scartate le vongole che sono rimaste chiuse. Quando si potranno maneggiare toglietele dalle conchiglie e riservate il liquido di cottura che filtrerete. Rimettetelo poi in padella e, sul fuoco, aggiungete il cucchiaio di farina impastato con il cucchiaio di burro e fate addensare la salsa. Unite poi le vongole e spegnete.

Nel frattempo, mettete al fuoco abbondante acqua salata e tagliate a dadini il finocchio interno, quando l’acqua bolle buttate giù linguine e dadini di finocchio e fate cuocere per 8-9 minuti. Scolate poi il tutto e versate in padella con la salsa di vongole. Fate saltare per qualche attimo insieme a prezzemolo tritato, e poi servite nelle “conchiglie” di finocchio, decorando con un pomodorino, con la barba del finocchio e una vongola.

Servite con un ottimo vino bianco, possibilmente lo stesso che avrete usato in cottura.

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