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Mio padre aveva 18 mesi quando sua madre mori’ di tifo a diciannove anni, nel 1928. Qualche anno piu’ tardi, il nonno si risposo’ con Maria – anche lei al secondo matrimonio e anche lei con un figlio maschio – che si dimostro’ ben presto una cuoca eccellente e una pasticcera d’alta classe, diventando cosi’ una delle colonne portanti nella conduzione della pasticceria di famiglia. Dalla unione dei nonni sono nate altre due figlie.

La nonna Maria se ne e’ andata “fisicamente” oltre trent’anni fa, ma la sua essenza e i suoi insegnamenti sono sopravvissuti e sono ben saldi in me, come se li avessi ascoltati ieri. Dei suoi pochissimi possedimenti terreni mi resta solo una sacca di tela da pasticceria che conservo gelosamente. Moltissimo, invece, rimane in me del suo carattere, della sua pazienza, del piacere che provava a fare la chioccia di tutti quanti noi, incluso suo marito. E restano memorabili, in famiglia, i “duetti” tra lei e il nonno: un botta e risposta, tra salotto e cucina, godibilissimo, arguto, talvolta tagliente ma sempre intriso di grande amore.

Avevo intorno ai 10 anni quando iniziai a “frequentare” la cucina della nonna. Una di quelle stanze antiche con il soffitto alto e il focolare piastrellato con i colori amalfitani.Era un posto che riusciva ad ammaliarti con aromi e fragranze meravigliose ad ogni ora del giorno. E’ stato il posto in cui la mia formazione di persona e di donna si e’ modellata tra torte, pasticcini e biscotti la cui realizzazione era un processo di apprendimento sia della ricetta che della vita. La nonna non mi ha mai dato una ricetta scritta, preferendo di gran lunga che, invece di scrivere, io guardassi i suoi gesti mentre mi parlava. Per questa ragione la nonna usava “pizzichi” di sale e altrettanti di pazienza, una “manciata” di zucchero e una di comprensione, “punte” di lievito e punte di umorismo, una “noce” di burro e una di amore e “spruzzate” di pepe e di sorrisi. E mi insegnava a vivere.

Non e’ stata impresa da poco riuscire a pesare,misurare e riportare sulla carta quanto lei maneggiava con leggiadra maestria.

PAN DI SPAGNA

200gr. di farina – 200gr.zucchero – 7 uova – una noce di burro

Lavorare i tuorli delle uova con lo zucchero finche’ il composto diventa spumoso  (aiutatevi con un mixer, nessuno ha piu’ il tempo di farlo a mano). Aggiungete poi il burro sciolto e la farina (setacciata) molto lentamente. Montare a neve ferma i bianchi d’uovo e incorporarli al composto dei tuorli lentamente e senza “smontarli”. Imburrare una teglia e versarvi l’impasto avendo cura di non riempirla troppo perche’ durante la cottura il dolce si gonfia moltissimo.Forno preriscaldato a 200 gradi per 25/30 minuti.

( Il pan di Spagna rappresenta la base per moltissimi tipi di torta e dolci in generale).

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GRANDMA  MARIA

My father was 18 months old when his mother died at the age of 19, in 1928.Few years later Granpa got married again with Maria – it was also her second marriage and she also had a boy from a previous marriage – who was an excellent cook and a top of class baker ,which helped a lot in running the family’s bakery.Two daughters were born from this new marriage.

Granma Maria died “physically” more than twenty years ago, but her essence and her teachings have survived her and live very strongly inside myself.The only “thing” I have from her earthly properties is a linen pastry bag tucked away very carefully.What I cherish a lot more are the traits of her personality that remained in me, her patience and the sweetness she has always shown us, even when she used to argue with Granpa in a loud voice, sometimes with harsh words, but always with a lot of love.

I was around 10 years old when I started to “attend” Granma’s kitchen. It was one of those old rooms with high ceilings and still had the ceramic wood-burning stove in it. It was a room filled of aromas and fragrances from the oven. It has been the room where I grew up among cakes, pastries and cookies to prepare which there was a learning process of the recipe and of life itself. Granma never gave me a written recipe, preferring that , instead of writing, I listened to her and watched carefully to what she was doing. That’s why she used “pinches” of salt and patience, a “handful” of sugar and understanding, “a little” of yeast and sense of humor, a “nut” of butter and one of love and “sprinkles” of pepper and smiles.

It has not been easy to weigh,measure and write down all the ingredients that she used to handle with such wonderful care.

SPONGE CAKE         ( In Italy it is called Spanish Bread)

1/2 lb of sifted white flour – 1/2 lb of sugar – 7 eggs – 2 tbsp of melted butter

In a bowl beat yolks and sugar with a electric mixer until thick and lemon colored. Add the melted butter and the sifted flour very slowly and combine well. In a separate bowl beat the egg whites until they form stiff peaks. Then start folding the whites into the yolk mixture, carefully. when completely combined pour into a greased baking pan without filling it because the cake will rise a lot. Put in a pre-heated oven at 250F  for 25/30 minutes. Cool on a rack and use as a staple recipe for basic sponge cake.

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