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L’anno è il 1944. I protagonisti sono Teresa, che ha 7 anni e Joseph che di anni ne ha una trentina. Lei è la seconda di 3 figli e vive con la mamma e i fratelli di fronte al quartier generale delle truppe alleate, a Castellammare di Stabia, mentre suo padre è prigioniero da qualche parte in Africa. Lui è un capitano dell’Esercito Americano, sposato con una tenente infermiera.Entrambi sono al fronte in Italia mentre la loro piccola Claire (6 anni) è negli USA con i nonni.

Quel 1944, per Napoli e provincia, è – se possibile – ancora peggio degli anni precedenti. Come se non bastassero la guerra, le bombe, la fame e la paura, ci si è messo pure il Vesuvio con una delle sue eruzioni e andare in terrazza ogni 3/4 ore a spalare cenere mentre piovono bombe non è proprio un’attività che si addice a bambini piccoli. Ma Teresa lo fa, insieme a Rita e a Sandro e alla loro mamma Concetta, lo fa per evitare che il solaio della casa gli possa crollare addosso.

Ha fame, Teresa, come tutti gli altri bambini e come i grandi, ma non si lamenta e si siede sempre a terra,sul balcone, con le gambe penzoloni e quel sorriso sul visino vispo e intelligente. Osserva, attenta, l’attività al di là della strada, in quel quartier generale che denota efficienza ed organizzazione: camion che vanno e vengono, militari indaffarati, operazioni di carico e scarico che danno alla strada una parvenza di normalità, come quando non c’è la guerra e la vita procede tra mille attività ogni giorno.

Ad un certo punto Teresa nota una mano che si alza a salutarla e un viso che le sorride e, da par suo, sorride e saluta con grande disponibilità. Comincia così l’amicizia tra Teresa e Joseph. Lui si avvicina alla nonna Concetta spiegandole, in un italiano spezzato e con molti gesti, che la piccola Teresa assomiglia in maniera impressionante alla sua Claire e le chiede il permesso di poter regalare ai bambini della cioccolata.La nonna accetta quel dono e questo segna l’inizio di una amicizia tra il capitano e sua moglie e la famiglia di mia zia Sisina (Teresa),sorella di mia madre Rita. Arriva qualche scatoletta di carne, dei biscotti, qualsiasi cosa di commestibile che sia Joseph che sua moglie rimediano per i 3 bambini e la nonna.Ma soprattutto arriva quel formaggio cheddar che nessuno aveva mai visto e che li sorprende con quel colore giallo intenso e quel sapore forte e deciso. Il capitano e sua moglie saranno un grande aiuto per la sopravvivenza della famigliola fino al ritorno del nonno dalla prigionia nel 1946.

Conoscevo questa storia per sommi capi, fino a che un giorno, durante la sua prima visita qui negli USA, mia madre si bloccò davanti ad un banco frigo in un supermercato e, commuovendosi fino alle lacrime, mi raccontò come e dove aveva assaggiato per la prima volta quel formaggio cheddar giallo che ora stava guardando. Non abbiamo più saputo nulla del capitano Joseph Coleridge (o Giuseppe Colerigge, come ricordava la mamma) e le ricerche non hanno dato buon esito. Ciò nonostante, la gratitudine per la sua generosità non è mai mancata dalle preghiere di ciascuno ogni giorno.

Per tornare al cibo e alle ricette, vi propongo qualcosa di molto stuzzicante che sposa e valorizza il sapore del formaggio cheddar. Non so se sia facile trovarlo in Italia, ma mi è capitato di realizzare questa ricetta con l’emmenthal e, devo dire, che l’effetto è altrettanto gustoso e soddisfacente.

COPPE DI SALSICCIA AL CHEDDAR

1 pacco di pan carrè – 300 gr salsiccia – 200 gr carne tritata – 1 cipolla – 1 uovo – qualche fungo tritato – 200 gr formaggio cheddar ( o altro con sapore deciso, come l’emmenthal o l’asiago o la fontina) – 150 gr pangrattato – burro – olio – sale e pepe

In una padella mettete un po d’olio e rosolate la cipolla tritata per qualche minuto, aggiungete poi la carne tritata e la salsiccia sbriciolata e i funghi e portate a cottura. Togliete tutto il liquido in eccesso e fate raffreddare. Nel frattempo imburrate le fette di pan carrè e posizionatele con la parte imburrata dentro al teglia da muffins. Mettete la carne in una terrina e unite l’uovo, il pangrattato, il sale e il pepe e il formaggio cheddar (o altro) e mescolate tutto. Poi in ogni coppa di pane mettete una cucchiaiata del composto e sormontate con un po’ di formaggio. Cuocete per 20 minuti a 190 gradi e servite come nella foto.

Questo è il mio personalissimo omaggio per il 70° anniversario delle Quattro Giornate di Napoli, tragico evento ascoltato per tutta la vita nei racconti dei nonni, di mamma e delle zie………..

(Nota: Le fotografie in bianco e nero di questo post sono prese da Flickr. La prima appartiene a A.Y. Jackson, la seconda  a USMC e la terza al magazine LIFE)